UNA "PANCHINA" LUNGA VENTICINQUE ANNI



 

Padre Giovanni Salonia – sicuramente l’ospite più illustre della Giornata con la quale i ragazzi della Gi.Fra hanno festeggiato il 25° anniversario della loro rifondazione ad Augusta– nel suo intervento in serata ha subito smentito quello che avevo scritto nel mio post di presentazione all’evento.

La ragione e il motivo di essere Gi.Fra. non sta in prima battuta nella fraternità, quanto piuttosto nel fatto che la Gioventù Francescana ha il carattere di ecclesialità. Chi entra in Gi.Fra sa che entra in ben altro che in un ristretto gruppetto di giovani. Sa che farà una vita di Chiesa Universale così come Francesco e Chiara hanno raccomandato a tutti coloro che intendono seguire i loro insegnamenti. Questi giovani sanno che fanno parte, quindi, di una realtà che si muove a livelli internazionali e che le loro relazioni non sono ristrette ad una stretta cerchia ma il loro modo di essere alla sequela di Cristo li porterà ad incontrare altri giovani vicini, meno vicini e lontani: a livello zonale, a livello regionale, a livello nazionale e persino a livello internazionale.

Già questo semplice assunto espresso da fra Giovanni porta con se la conseguenza che far parte della Gi. Fra. non può voler mai dire restare nel chiuso di una stanza ma – come la Chiesa ci insegna, in particolare come continua ripetere in ogni occasione papa Francesco – deve andare per le strade del mondo, laddove la Chiesa ha una missione da svolgere. Il concetto è stato ripreso da Ottavio Castro, il quale ha sottolineato che la sua scelta di abbracciare il francescanesimo - dapprima come gifrino, poi come terziario francescano e, infine, come Diacono – è stata dettata proprio dal desiderio di sentirsi parte attiva della Chiesa.

Un altro aspetto sottolineato sempre da fra Giovanni è stato la necessità del cammino e della formazione. In Gi.Fra. si segue un percorso anche abbastanza lungo per arrivare alla promessa. In tale periodo i ragazzi costruiscono una propria identità – magari una diversa dell’altra – che poi li porterà a meglio comprendere quanto è bello e gioioso fare parte della Chiesa. Un percorso e un cammino che naturalmente non si ferma al momento della promessa ma che continua anche dopo perché proprio l’interscambio con realtà diverse da quelle locali porta ad una formazione continua. Tutti gli animatori e i responsabili della Gi.Fra. hanno, per così dire, il dovere di formarsi e di aggiornarsi costantemente, proprio perché la Chiesa cammina di pari passo con l’umanità come realtà – di origine divina, come aveva sottolineato in mattinata P. Palmiro Prisutto – in continua evoluzione, in continuo ascolto dei tempi che mutano. Quindi Giovanni Salonia ha proprio inteso sottolineare che, nel momento in cui si sposano gli ideali della Chiesa vissuti come Francesco e Chiara hanno insegnato, la prima parola da bandire è proprio l’autoreferenzialità: nessuno mai si può mai dire di essere arrivato, di essere un cristiano e un francescano al cento per cento.

Concetti poi ribaditi dagli altri ospiti della panchina dell’eccellente conduttore della serata Andrea Durante: in modi diversi dai due precedenti relatori, più che con le parole con la testimonianza. Angela Di Martino  della fraternità di Ragusa e che fu una delle “scalmanate” che videro rinascere la fraternità di Augusta, Stefania Quartarone, Giovanna Alicata e Francesco Bonora hanno ripercorso le loro strade in Gi.Fra. – che per lo più si sono incrociate – e hanno trasmesso ad un pubblico numeroso e attentissimo proprio questa loro voglia di andare per le strade del mondo.

L’ultima a sedersi nella panchina di Andrea è stata Melinda – Melinda Rizza – che è l’attuale presidente della Gi.Fra. di Augusta. La quale ha mostrato che quell’afflato al servizio alla Chiesa, quel desiderio di mettersi in discussione, quella voglia di andare, di uscire dalle mura sicure del tempio non è venuto meno. Anzi, rispetto ai loro predecessori, è potuto crescere grazie al consolidamento della fraternità che in questi venticinque anni naturalmente ha fatto un cammino non indifferente. Non è stata Melinda a dirlo, ma dal dibattito è emerso come oggi la Gi.Fra. di Augusta, oltre che nel servizio alla Chiesa e alla Parrocchia, è fortemente impegnata nel sociale, svolgendo la propria attività laddove ce ne più bisogno, e cioè presso i poveri, presso gli emarginati, presso gli ultimi, ossia presso coloro che Gesù ci ha indicati come i privilegiati, quelli da custodire perché immagine vivente di Cristo stesso.

La giornata del 23 dicembre andrà ulteriormente raccontata, più con le immagini che con le parole perché è stato un vero momento di Chiesa in uscita. I ragazzi della Gi. Fra. hanno mostrato – soprattutto a noi adulti - che certe cose si possono e si devono fare, che si può cantare e ballare nel nome di Gesù per le vie della città e del mondo.

 

gdg