CAMPO ESTIVO 2017 dell'O.F.S.



Per Cristo, con Cristo, in Cristo

 

Campo Estivo ofs

25/26/27 Agosto 2017

 

Venerdì 25 agosto 2017 si è aperto l’atteso campo estivo dell’Ofs. Tutto ha avuto inizio con la lettura di tre versetti del Vangelo di Marco (3, 13-15): “In quel tempo Gesù, salì sul monte, chiamò a se quelli che egli volle ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici che stessero con lui e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demòni.”

Versetti che nella loro brevità racchiudono il significato profondo di questo campo e della vita di ogni cristiano.

Due immagini di grande effetto hanno evocato il carattere estremamente intimistico di questo incontro-confronto fraterno, il monte e la tenda.

Quel monte su cui è salito Gesù 2000 anni fa, un luogo appartato in cui Dio attraverso il Suo Unico Figlio si è rivelato ai 12, che ha chiamato, che ha voluto e ha istruito spiritualmente affinché scendendo dal monte predicassero e dessero testimonianza di Dio agli altri uomini. Anche noi come i discepoli siamo stati chiamati e voluti per salire su quel monte (il campo)  stare in sua compagnia e ascoltare ciò che di importante ha avuto da rivelarci al fine di migliorare la nostra vita spirituale, ma non per custodirla gelosamente piuttosto per imparare a stare nel mondo in Cristo, con Cristo e per Cristo.

Io chiamato da Lui, voglio stare con e  in Gesù, voglio conoscerlo e conseguentemente voglio fare qualcosa per Cristo, voglio mettermi in “movimento per la costruzione del Suo Regno” e sarà Lui ad indicarmene la strada.

Non occorrono tanti sforzi per capire cosa fare per stare con Gesù, tante sono le persone che ci mostrano che vuol dire stare con Lui: prendere in mano le Sacre Scritture e meditare sulla Sua Parola, pregare, perdonare, avere un occhio di riguardo per gli ultimi, abbracciare la Croce, avvicinarsi al sacramento della Riconciliazione in maniera costante e non occasionale….

Stando con Gesù si imparano tanti segreti su come Lui ha vissuto, ha pregato, ha amato, ha sofferto, è morto ed è risorto, allo stesso modo in cui impariamo tanto dal vivere con i nostri genitori e con tutte le persone importanti della nostra esistenza.

Questo verbo “stare” abbondantemente adoperato e pronunciato durante tutto il campo, non deve essere considerato nella sua accezione  statica ma nel significato di essere stabilizzati, ci siamo stabilizzati sulle fondamenta giuste da cui con il soffio favorevole dello Spirito Santo spiccare il volo verso il mondo, uscire fuori da quel circolo d’amore.

A conclusione del primo giorno  ha preso luce e forma l’altra immagine che ci ha accompagnati durante il campo, colma anch’essa di preziosi significati simbolici: la tenda.

Dopo cena infatti abbiamo condiviso un toccante momento di preghiera, tutti insieme nella notte davanti a noi stessi e davanti a Gesù, davanti al suo altare, davanti alla Sua Ostia Pacifica che è presenza viva e sacrificale del Cristo. Facendo memoriale di Cristo ossia entrando in contatto con lui e rivivendo non il sacrificio cruento ma incruento di Dio. Recandoci poi con una processione emozionata ed emozionante presso la tenda, dove era stato saggiamente allestito l’altare, in cui è stata collocata l’Eucaristia per un’adorazione che dalle 23:00 si è protratta fino alle 6.00 del mattino e che ci ha visti alternarci durante la notte nella tenda con Gesù; in un abbandono silenzioso e profondo a Lui, a Lui che era lì per parlarci nel silenzio, per stare con noi ,con i suoi amici, che si è consegnato a noi nel suo infinito e incondizionato amore. Era lì solo per me, per te, per noi perché mi-ti-ci aveva chiamati, aveva voluti, voleva trascorrere del tempo con noi in quella mistica tenda bianca.

Una tenda che ci ha fatti sentire amati, desiderati, accarezzati, protetti, in cui abbiamo pregato e pregato due volte con il canto, in cui siamo stati in silenzio, ma un silenzio che ha parlato tanto ad ognuno di noi in una dimensione straordinaria e fuori dal comune che sarebbe meraviglioso rivivere almeno una volta al giorno tutti i giorni della nostra vita.

Noi stessi siamo divenuti tenda per Lui, luogo di intimità con lui.

Il primo giorno di campo ci ha donato quindi, l’opportunità di stare con Gesù prima sul monte e poi nella tenda e chi lo ha desiderato ha potuto anche riconciliarsi con Lui e giungere alla sua presenza con animo nuovo e lavato dal peccato.

E’ nato quindi il nuovo giorno, con una mutata luce e una rinnovata speranza dentro i nostri cuori,  in cui dallo stare con Gesù siamo passati al muoverci con Gesù,  tema della giornata era:”In movimento per la costruzione del Regno”egregiamente trattato da i due relatori Febronia e Alfio Pagliaresi, fratelli provenienti dalla fraternità di Catania, dalla parrocchia di San Francesco l’Immacolata.

Lo stare con Gesù non può non avere come conseguenza naturale il movimento; per costruire bisogna muoversi o meglio commuoversi cioè muoversi insieme ad altri. I costruttori del Regno sono persone che non si fermano mai, la vita è in movimento chi si ferma è morto. Con il Maestro bisogna stare per ascoltarlo ma poi bisogna muoversi anche con tutti i nostri limiti, per costruire il Regno bastano piccoli gesti, azione concrete e semplici prima personali e poi fraterne. L’unico estremismo che ci possiamo permettere è quello della carità. Siamo in movimento o siamo fermi? Tocca a noi deciderlo, ma se decidiamo di essere costruttori del Regno dobbiamo essere persone vive, infaticabili, gioiose e sempre pronte a rispondere alla chiamata. Occorre alzarsi, muoversi, uscire dai nostri recinti, conventi, parrocchie, fraternità; solo una chiesa che si muove è viva.

Prezioso è stato anche l’intervento nel pomeriggio, di Don Alessandro Genovese che ha trattato il tema della costruzione proiettandolo nel” progetto pastorale parrocchiale”.

Don Alessandro ha subito chiarito il concetto di parrocchia che non è quello che comunemente intendiamo ma piuttosto sta ad indicare una comunità di fede che vive in questo mondo come straniera, esule e pellegrina in quanto ha una Patria superiore a cui tendere. Come tale si inserisce nell’unico grande progetto possibile che è quello di Dio ovvero in un progetto di salvezza per ciascuno di noi. Il progetto non è nelle nostre mani ma in quelle di Dio, noi attraverso i sacramenti lavoriamo per il suo bene.

Tutti i progetti di noi uomini cristiani battezzati devono avere 3 elementi essenziali, in relazione al progetto dell’Altissimo:

  • Devono essere illuminati dal dono dello Spirito Santo che orienta e guida verso il bene e verso il Signore.
  • Tutto deve realizzarsi attraverso il discernimento della comunità. Ogni progetto nella vita ecclesiale deve passare come oro nel crogiolo dei nostri fratelli.
  • Valutare e correggere per discernere ciò che è buono da ciò che non lo è. Un progetto pastorale non rimane uguale a se stesso, non esiste un progetto perfetto, compiuto che non cambi o non cresca.

Il Regno di Dio è qualcosa che è iniziato, che continuiamo a realizzare ma non è nel compimento piuttosto si colloca tra il già e il non ancora. Noi possiamo faticare più che possiamo ma la realizzazione del Regno è nelle Sue mani, nelle mani del padrone della vigna. Questo non vuol dire che non dobbiamo fare niente, noi viviamo nell’attesa, un’attesa che non è distruttiva ma ci chiede di agire per la costruzione.

Allora è lecito domandarsi:”Come deve agire la parrocchia per realizzare il Regno di Dio?”.

Quattro sono le azioni che consentono la collaborazione parrocchiale al Regno:

  • Annuncio e testimonianza  di Gesù Cristo e del suo Vangelo.
  • Azione liturgica cioè celebrare, pregare, partecipare. Per es. se non vado la domenica a messa come posso essere un buon testimone durante la settimana?
  • Servizio della carità , tutti i cristiani battezzati devono servire il fratello.
  • Essere in comunione con la comunità.

Il Regno, dunque, non è un progetto dell’uomo ma di Dio però noi lo conosciamo attraverso il lavorio degli uomini.

Sono trascorse così due giornate impegnate e intense di preghiera, meditazione, confronto e condivisione che si sono concluse il terzo giorno con la domanda postaci da padre Maurizio, nostro padre spirituale e presenza fondante per il campo.

La domanda è la seguente:”Chi è Gesù per noi?” .

La sua risposta è stata:”Gesù è colui che il Padre ci rivela e lo Spirito Santo ci fa esperimentare, anche come amico. Nessuno può andare dal Padre al Figlio senza l’azione mediatrice dello Spirito (e viceversa). Lo Spirito Santo ci aiuterà a vivere come un Cristo in miniatura nella nostra vita quotidiana”.

Un’esperienza forte, edificante che ogni anno ci permette di fare ritorno alla Sorgente di Acqua Viva che ci disseta e ci alimenta. Giornate che ci hanno visto numerosissimi e anche chi per vari motivi non ha potuto pernottare o presenziare tutte e tre i giorni, ha preferito essere pendolare piuttosto che non partecipare affatto, consapevole della perdita personale che sarebbe stata.

Un campo all’insegna della partecipazione dimostrata da ciascuno  a suo modo anche solo con un sorriso, un gesto d’affetto, un pensiero espresso e nato improvviso perché suscitato dal clima fraterno che si è respirato  a 360°.

E come è ovvio non sono mancati i momenti di condivisione della tavola, i momenti ludici, di divertimento, di spensieratezza e leggerezza che consentono di vedere i fratelli anche sotto un’altra luce non meno illuminante.

Un grazie speciale va al consiglio tutto e a tutti coloro che ispirati dallo Spirito hanno contribuito alla realizzazione di questo sorprendente campo.

 

Eleonora Bari