"Ricordati del giorno di sabato per santificarlo..." TERZO COMANDAMENTO



Con la presentazione del terzo Comandamento concludiamo l’esposizione delle “Parole” scritte sulla prima tavola, riguardanti il nostro rapporto con Dio. C’è da dire subito che abbiamo due redazioni di codesta prescrizione Es. 20,8-11 e  Dt. 5,12-15. Questo lo dico in quanto la motivazione dell’osservanza di tale comandamento è diversa. Quella che fornisce per il riposo del sabato l’Esodo è la memoria della creazione: “Ricordati del giorno di sabato per santificarlo…. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro” (Es. 20,11);

la versione presente in Deuteronomio fa invece del riposo sabbatico un memoriale della liberazione d’Israele dalla schiavitù d'Egitto: “Osserva il giorno di sabato per santificarlo…. Ricordati che sei stato schiavo nel paese d'Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire di là con mano potente e braccio teso; perciò il Signore tuo Dio ti ordina di osservare il giorno di sabato” (Dt. 5,12-15).

I testi biblici citati lasciano trasparire chiaramente l’intenzione di questo comandamento: ogni settimo giorno gli uomini liberati da Dio devono prendere coscienza della libertà loro donata; devono partecipare al riposo di Dio creatore e rinnovarsi così costantemente nella loro qualità di immagini divine. Ambedue le redazioni sottolineano con forza l’aspetto sociale. Il terzo comandamento mira molto chiaramente ad un’importante esperienza di libertà. Eppure nessun altro comandamento è stato così profanato per comprimere l’uomo sia nella realtà del sabato giudaico sia in quella della domenica cristiana. Per i cristiani il giorno del Signore non è più il sabato, ma la domenica, perché in questo giorno, “il primo dopo il sabato" (Gv 20,19), è risuscitato Gesù ed è iniziata una nuova era. La risurrezione, infatti, è la vittoria di Cristo sulla morte, la sconfitta di Satana, il compimento delle Scritture.

La ragione essenziale per osservare il sabato, per gli Ebrei, è che si tratta di un giorno santo, cioè che appartiene a Dio. Allo stesso modo, per i Cristiani, è il “dies Domini”: il giorno del Signore, della Sua Pasqua. Cosa dobbiamo fare in questo sacro giorno, come lo dobbiamo celebrare, come fare festa? Intanto dobbiamo intenderlo, nel senso che ogni uomo deve avere la sua dose benefica di lavoro e di riposo. Perché la domenica riveli in maniera convincente il suo effetto positivo sull’uomo non basta che egli si astenga dal lavoro, ma deve vivere positivamente altri momenti importanti: la santificazione, la comunione e il fare festa con altri uomini liberati. L’esperienza della domenica deve aiutare l’uomo a prendere le distanze da se stesso, affinché le sue tante e molteplici occupazioni non finiscano per sequestrarlo e inghiottirlo in maniera pericolosa. Santificare la festa significa allontanare la propria vita da orizzonti ristretti e inserirla in orizzonti più vasti e divini.

Santificare, celebrare e ringraziare sono tre atti che vanno strettamente uniti. Essi sono elementi fondamentali del nostro rapporto con Dio. Una attività intensa ed ininterrotta può, a lungo andare, esaurire l’uomo nella sua dimensione interiore e provocare in lui un vuoto inquietante.

L’uomo non conquista la sua identità solo mediante il lavoro. La sua esistenza non è giustificata solo da ciò che egli fa, ma anche e soprattutto da quanto riceve come dono di Dio. Da qui il grande significato della celebrazione e del ringraziamento: dell’Eucaristia. La domenica deve diventare il giorno in cui ci si disintossica spiritualmente, pregando, andando a Messa per ascoltare la parola di Dio ed esercitando la carità verso il prossimo bisognoso, fisicamente, dandosi del tempo libero per riposare, ritemprarsi e per riprendere la vita con gioia.