CAMPO ARALDINI AUGUSTA PRENDI UNA EMOZIONE



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Essere o non essere questo è il dilemma: la vita è emozione o l’emozione è vita?. Sicuramente entrambi gli interrogativi sono veri, riuscite ad immaginare una vita senza emozioni o un’emozione senza vita? Noi saremmo solo dei robot che fanno tutto in modalità calcolata. Saremmo schematici e avremmo tutto sotto controllo ma le emozioni che fine farebbero? Scomparse per sempre!

Per fortuna siamo degli esseri umani e per noi tutto è un’emozione. I colori sono emozione, la musica, il canto, il ballo, le risate, le lacrime, l’amore.

Già da piccoli iniziamo a fare i conti con le nostre emozioni che ci aiutano a scoprire il mondo e a  sopravviverci dentro. Gioia, Paura, Tristezza, Rabbia, Disgusto le cinque emozioni prese in considerazione nel campo araldini, traendo spunto dal film della Disney-Pixar “InsideOut”, sono già sufficienti a guidarci lungo la strada della nostra vita, l’importante è essere noi alla guida e non loro. In altre parole quello che dobbiamo imparare a fare è avere il controllo delle nostre emozioni e così anche quelle emozioni che sembrano negative diventeranno nostre fedeli compagne e ci serviranno ad affrontare i vari problemi che la vita ci pone, in maniera vincente.

Questo è quello che si è tentato di comunicare ai nostri piccoli e grandi araldini cioè prendere coscienza di essere dotati di emozioni, le quali se ben dosate ci aiuteranno a fare fruttare i talenti che possediamo. Non bisogna agire come il servo pauroso che sopraffatto da quell’emozione non investì il suo talento e non lo fece fruttare. Quel servo non seppe dosare le emozioni e di conseguenza non fu in grado di far vivere quei doni che aveva ricevuto. Le emozioni possono nasconderci alcuni talenti oppure esaltarli sta a noi volerlo!

Come araldini il talento per eccellenza è il dono delle fraternità cioè considerare chi ci sta accanto non come un amico ma come un fratello, una sorella che è qualcosa di più. Infatti gli amici si scelgono sulla base di elementi caratteriali ed esperenziali comuni, mentre i fratelli si incontrano, si accettano e si amano così come sono. La gioia di avere un fratello ci spinge a mettere a frutto il talento dell’amore che possediamo tutti gli uomini, dai bambini agli anziani. Anzi tutte le cinque emozioni considerate sono basate sull’amore, se non ci fosse l’amore non esisterebbero neanche loro. Grazie quindi al film della Disney, alle preziose parole di padre Maurizio e frate Alberto, al grande impegno ed all’inventiva profusi dagli animatori i nostri araldini hanno potuto osservare e sperimentare queste cinque  emozioni nei vari giochi che sono stati pensati ed organizzati per loro. In fondo è dal gioco che si comincia ad imparare come funziona il mondo! E quindi perché non associare a una musica un’emozione, ad un’emozione un colore? Perchè non far sorridere un fratello triste raccontando una barzelletta? Perchè non infilare le proprie mani dentro una poltiglia disgustosa alla ricerca di qualcosa di prezioso? Perchè non imparare a controllare la propria rabbia quando tutto è avverso, come il vento che ci impedisce di costruire una casa con le carte da gioco siciliane, troppo leggere? E che bello cantare una canzone tutti insieme mimando le note musicali? E perché non avere paura di un palloncino pieno d’acqua che se non saremo in grado di afferrare ci bagnerà?

Attraverso il gioco è stato inoltre semplice spiegare ai ragazzi che le emozioni etichettate come negative se opportunamente controllate si riveleranno positive. La Rabbia, per esempio, può essere adoperata come un fuoco che ci spinge a migliorarci se dobbiamo compiere un’impresa importante per noi riuscendo così ad avere la meglio sulla paura.

La Paura ci aiuta a valutare i rischi in maniera saggia. Il Disgusto ci può servire per comprendere ciò che può piacere o dispiacere agli altri pertanto è fondamentale nelle relazioni con questi ultimi. La Tristezza  è un segnale che spesso lanciamo all’altro per avere il suo conforto, la sua attenzione, il suo ascolto, il suo amore. Perciò la tristezza diventa un mezzo per raggiungere la felicità che senza dubbi è l’emozione più bella e desiderata.

Ricordate però cari araldini e cari noi tutti che la vostra/nostra felicità risiede nella felicità dell’altro il contrario è solo egoismo.

 

Eleonora Bari